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mercoledì 18 gennaio 2017

Recensione in anteprima il nuovo romanzo di Tim Winton "Il Nido" edito da Fazi in libreria da domani!!!

Buonasera!!!
Anche oggi ci ritroviamo per parlare di un romanzo che è dipinto sullo sfondo della solitudine...
Lo abbiamo letto in anteprima per voi e sarà disponibile in tutte le libreria già da domani...


Titolo: Il Nido
Autore: Tim Winton
Editore: Fazi
Genere: Romanzo 
Formato: Cartaceo
Prezzo: € 19,50
Formato: Ebook
Prezzo: € 9,99
Pagine: 442
Data di uscita: 19 Gennaio 2017


Trama

Tom Keely, ex ambientalista impegnato molto noto, ha perso tutto. La sua reputazione è distrutta, la sua carriera è a pezzi, il suo matrimonio è fallito, e lui si è rintanato in un appartamento in cima a un cupo grattacielo di Fremantle, da dove osserva il mondo di cui si è disamorato, stordendosi con alcol, antidolorifici e psicofarmaci di ogni sorta. Si è tagliato fuori, e fuori ha intenzione di restare, nonostante la madre e la sorella cerchino in ogni modo di riportarlo a una vita attiva. Finché un giorno s’imbatte nei vicini di casa: una donna che appartiene al suo passato e un bambino introverso. L’incontro lo sconvolge in maniera incomprensibile e, quasi controvoglia, permette che i due entrino nella sua vita. Ma anche loro nascondono una storia difficile, e Keely presto si immerge in un mondo che minaccia di distruggere tutto ciò che ha imparato ad amare, in cui il senso di fallimento è accentuato dal confronto continuo con la figura del padre, Nev, un gigante buono impossibile da eguagliare. In questo romanzo coraggioso e inquietante, Tim Winton si chiede se, in un mondo compromesso in maniera irreversibile, possiamo ancora sperare di fare la cosa giusta.

Scritto con una prosa trascinante che rivela punte di umorismo nero e spietato, Il nido è il toccante racconto dell’incontro tra due solitudini che trovano l’una nell’altra un barlume di speranza. Una storia di miseria e fallimenti, dipendenze e marginalità, sullo sfondo di un’Australia ricca di contrasti, in cui la bellezza struggente dei paesaggi fa a pugni con la periferia urbana, straniante e ostile, dell’estremo lembo del mondo.

Il nido di [Winton, Tim]


RECENSIONE

Australia, Fremantle, è nella periferia di questa città che incontriamo il protagonista Tom Keely: solo, sbandato, depresso, pieno di alcool e psicofarmaci, chiuso in se stesso e lontano dal mondo. 
Tom era stato un ambientalista convinto che per il suo lavoro ha perso tutto: casa, moglie, denaro, amici, salute e voglia di vivere.
Lui vorrebbe restare solo e rintanato tra le mura del mini appartamento nel grande grattacielo ma ci sono la mamma e la sorella che tentano di farlo riemergere dal baratro in cui è finito. 
Un giorno incontra i vicini di casa: Gemma, una donna che ritorna dal suo passato e Kai, il nipotino con tantissimi problemi di socializzazione; con loro viene a contatto con la realtà del carcere, della droga e dello sfruttamento che per lui erano stati solo concetti lontani e distinti dal mondo che amava.
Saranno loro che daranno una svolta alla sua vita, perché grazie a loro, o per colpa loro, si troverà a dover affrontare situazioni difficili e pericolose e a dover prendere decisioni per i più deboli.
 A destabilizzarlo c’è sempre la figura di Nev, il padre ormai morto da anni, che torna sempre come irraggiungibile ed ineguagliabile. 
Mentre sarà la madre Doris che aiuterà Gemma, come quando era bambina, e cercherà di far ragionare Tom soprattutto per ciò che riguarda la sua salute mentale ed il rapporto col bambino. 
E’ il racconto della solitudine; quella di Tom dovuta ad un tracollo finanziario e quella di Gemma che dalla vita non ha avuto nulla se non il nipote Kai. 
Si può definire un romanzo nero e crudo per come ci vengono proposti i vari scorci di vita dei protagonisti immersi in una periferia tra le più brutte con alle spalle la ricchezza di una città australiana e dell’ambiente circostante. 
Ben descritti i luoghi e i personaggi, e ben caratterizzati i momenti che si susseguono. 
Una lettura non sempre scorrevole ma apprezzabilissima, consigliata a chi si vuole immergere in una realtà che purtroppo è presente in tutte le città ma che talvolta si vuole ignorare.


(Recensione a cura di Maura)





VALUTAZIONE


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L'AUTORE

Tim Winton

Tim Winton

Tim Winton ha sempre saputo che il suo destino sarebbe stato quello di essere uno scrittore. Nasce il 4 agosto del 1960 a Perth, cittadina sul mare dell’Australia occidentale e a dieci anni annuncia ai suoi genitori che non ha nessuna intenzione di fare il poliziotto, come suo padre, ma che invece scrivere sarà il suo mestiere. A ventuno, quando ancora frequenta l'università, pubblica il libro che lo rende immediatamente famoso al pubblico australiano: An Open Swimmer gli farà vincere l'Australian Vogel Award. Da lì in poi si dedica alla scrittura a tempo pieno. E “a tempo pieno” significa che quando i suoi bambini si alzano per andare a scuola – è Tim Winton stesso a raccontarlo – lui si mette al tavolino con penna e quaderno e scrive, per otto ore al giorno, ritmi da operaio. Una costanza che lo porta a pubblicare nel giro di una ventina d’anni più di una quindicina di titoli, tra romanzi, raccolte di racconti e libri per bambini modellando uno stile che fin dall'esordio si scopre assolutamente personale. Così diventa un autore tradotto in tutto il mondo, pluripremiato, finalista nel 1995 e nel 2002 al Booker Prize.
Oltre allo stile, un’altra caratteristica di Tim Winton è il suo attaccamento alla terra natia pur con tutte le sue contraddizioni: Perth, la sua città, dove è nato e vicino a dove abita (vive infatti con sua moglie e i suoi tre figli in una casa sulla spiaggia di Fremantle, vicino Perth) è una città che geograficamente esprime a pieno i diversi volti del continente australiano, lo scontro tra la civiltà e la natura stessa, una natura che vuol dire una dimensione altra, da un punto di visto storico, sociale e spirituale: il conflitto fortissimo tra l’antica spiritualità aborigena ancora viva nell’interno e l’ethos ipermoderno della civiltà metropolitana, di Sidney e Melbourne. Così la scrittura di Winton è una scrittura poco rassicurante, che ha trasformato queste contraddizioni in una voce capace di mescolare l’incanto e la paura, e diventare come perennemente scettica rispetto all’apparenza del reale, sfidare se stessa nel frequentare gli spazi che la realtà, il mondo a noi familiare lascia incustoditi. Per intenderci basta leggere l’inizio de Il buio dell'inverno: “È già buio e io sono di nuovo qui fuori a parlare, a raccontare sempre la stessa storia alla notte silenziosa. Maurice Stubbs ascolta la propria voce, come ogni altra notte di quest’anno passato, con la veranda che sprofonda e la casa animata di rumori solitari come è sempre quando il sole tramonta su un’altra giornata e nessuno è venuto a farti quella domanda che presto o tardi verrà fatta. Io me ne sto seduto qui e racconto la storia come se non ne potessi fare a meno. Di giorno c’è sempre qualcosa che mi fa ricordare, che mi fa arrossire, pieno di sensi di colpa, di paura, farfugliante e insoddisfatto, proprio come in questo momento”. Si tratta di quell’atmosfera di sospensione, uno stato in bilico tra il credibile e l’onirico, percorso senza mai precipitare da una parte o dall'altra, che ritroviamo poi in tutti i lavori di Tim Winton.

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